
Lo strip-tillage, una tecnica per la semina di precisione
Questa pratica comporta diversi vantaggi sia per la lavorazione del terreno che per la semina diretta, salvaguardando le caratteristiche fisiche e chimiche del suolo e il suo contenuto idrico. Lo strip-tillage migliora la qualità delle colture e la loro sostenibilità economica e ambientale
Tra le diverse opzioni in tema di agricoltura conservativa applicata alla lavorazione del terreno, lo strip-tillage si colloca tra la minima lavorazione e la semina diretta. Questa tecnica prevede che il suolo venga dissodato a strisce (o bande) strette e a profondità variabile, lasciando indisturbate le zone intermedie che, grazie alla persistenza della copertura vegetale, sono in grado di offrire una protezione naturale contro l’erosione, con un contestuale miglioramento della struttura del suolo. Lo strip-tillage si basa su 3 elementi chiave: la possibilità di effettuare una lavorazione parziale del terreno senza inversione degli strati, che riguarda generalmente una sezione di 10-20 cm di larghezza e 15-30 cm di profondità, dove verranno deposti i semi; un sostanziale mantenimento di gran parte dei residui colturali in superficie; la possibilità di effettuare una fertilizzazione localizzata, dato che i nutrienti vengono distribuiti direttamente nelle strisce, quindi con una maggior efficienza sulla crescita delle piante e con una riduzione delle perdite per lisciviazione. Si tratta quindi di fattori particolarmente utili per le colture seminate a file larghe, come mais, soia, sorgo.
Dal punto di vista operativo, lo strip-tillage viene eseguito con due modalità: la cosiddetta preparazione stagionale, in cui le bande vengono lavorate e fertilizzate in autunno o in primavera preparando il terreno per la semina successiva, oppure la lavorazione combinata con la semina, che riduce i passaggi in campo e consente di ottimizzare tempi di lavoro e l’impiego dei fattori di produzione. Dal punto di vista agronomico e ambientale, l’adozione dello strip-tillage presenta diversi vantaggi, a partire dalla riduzione dell’erosione. La copertura dei residui vegetali nelle aree non lavorate, infatti, protegge il suolo dall’erosione, mantenendo l’integrità strutturale del terreno e preservando un più elevato contenuto di sostanza organica. Lo strip-tillage permette anche di conservare la struttura del suolo, giacché esso non interviene sull’intero appezzamento ma è limitato a singole strisce di terreno, riducendo il compattamento e migliorando la ritenzione idrica e la capacità di infiltrazione dell’acqua. Inoltre la distribuzione localizzata del concime consente di limitare le perdite per dilavamento, migliorando l’assimilazione dei nutrienti da parte delle radici e riducendo l'impatto ambientale. Tra gli altri vantaggi di questo particolare tipo di lavorazione, si segnalano il contenimento dei consumi e delle emissioni inquinanti – le operazioni colturali non interessano tutto l’appezzamento ma solo una porzione ridotta – nonché l’incremento della temperatura del suolo poiché le bande lavorate si riscaldano più velocemente rispetto alle aree coperte dalla vegetazione, facilitando una più rapida germinazione dei semi e uno sviluppo uniforme della coltura.
Le macchine. La lavorazione su fasce viene eseguita attraverso strip-tiller, in grado di operare a differenti profondità in funzione delle esigenze agronomiche. Tali macchine possono essere impiegate per lavorazioni superficiali (3-5 cm), ideali per interrare fertilizzanti o diserbanti in superficie; per la preparazione del letto di semina (7-10 cm), finalizzata a creare un ambiente ottimale per la germinazione; per effettuare lavorazioni intermedie (15-20 cm) che permettono di frantumare gli strati più compatti, favorendo una crescita radicale più profonda e robusta; infine per realizzare lavorazioni profonde (fino a 30 cm) finalizzate a migliorare l’infiltrazione dell’acqua ed a distribuire il fertilizzante sotto la linea di semina. A seconda della profondità di lavoro e della configurazione, la potenza specifica richiesta per ogni elemento dello strip-tiller può variare tra 9 e 23 kW. La macchina interviene inizialmente con il taglio e la rimozione dei residui colturali, per poi sminuzzare il terreno sotto-superficiale, rifinendo e pareggiando infine lo strato smosso. Ogni rango di organi lavoranti è collegato a un telaio principale (che è fisso o ripiegabile idraulicamente) tramite un parallelogramma articolato, in modo da adattarsi al meglio al profilo del terreno, per mantenere costante la profondità di lavoro.
Componenti principali. Lo strip tiller può essere equipaggiato con diverse tipologie di componenti. I dischi taglia residuo sono dischi folli a profilo ondulato o dentato collocati anteriormente, che sminuzzano e allontanano i residui colturali, per sgombrare il terreno e facilitare così l’azione degli utensili successivi. Gli utensili ad ancore, disponibili in varie conformazioni (a profilo curvo, a lama piatta o a dente), rompono lo strato compattato, aprendo il solco entro cui verranno deposti i semi; la profondità di lavoro è regolabile, per potersi adattare al tipo di lavorazione, al tipo di coltura e alla struttura del suolo. I dischi deflettori, posizionati accanto alle ancore, servono per evitare la dispersione del suolo nelle zone non interessate dalla lavorazione, mantenendo sgombra la banda di semina in modo da favorire anche la concentrazione dei nutrienti in prossimità della zona di radicazione. I rulli o ruote di compattamento, in gomma, acciaio, a gabbia o a catene, situati posteriormente svolgono la funzione di compattare lievemente il terreno lavorato, livellando la banda di semina. Tale azione preserva l’umidità del terreno, facilitando l’emersione rapida delle piante dal terreno e rendendo il suolo più stabile e resistente agli agenti atmosferici, anche per scongiurare la formazione di croste superficiali. Inoltre, lo strip tiller può essere equipaggiato con un eventuale apparato di distribuzione dei fertilizzanti. Molti modelli includono tramogge o serbatoi per fertilizzanti granulari o liquidi da distribuire nella striscia lavorata (unitamente al sistema dosatore), in modo da ottimizzare l’assorbimento dei nutrienti, riducendo gli sprechi e massimizzandone l’efficacia. La tramoggia può essere montata direttamente sul telaio della macchina, o collegata all’attacco a tre punti anteriore del trattore o ancora trainata (solitamente nel caso di fertilizzante in formulazione liquida). La distribuzione può avvenire mediante sistemi meccanici o pneumatici.
Utensili mossi dalla presa di potenza. In generale, le macchine per lo strip tillage hanno organi lavoranti di tipo passivo, ma sono disponibili anche modelli che sono dotati di zappatrici mosse dalla presa di potenza del trattore. La soluzione più completa prevede ovviamente la combinazione con le seminatrici di precisione. In tal caso, le ancore e i rulli sono integrati con un sistema di distribuzione di precisione, che permette di depositare i semi a dimora direttamente nella striscia lavorata.
Questa configurazione richiede particolare attenzione, poiché le velocità di avanzamento ottimali per la lavorazione sono comprese di norma tra 8 e 12 km/h, mentre quelle per la semina sono di solito più basse, creando quindi un potenziale conflitto. Inoltre, in tal caso la richiesta di potenza di un’attrezzatura combinata come descritto potrebbe aumentare significativamente.
Avvertenze per l’uso. Per eseguire al meglio questa tecnica colturale, occorre tenere conto di alcuni aspetti che, se non correttamente gestiti, possono portare a criticità. Innanzitutto è necessario un attento controllo delle infestanti, mediante l’applicazione di diserbanti in pre-emergenza, direttamente interrati nelle bande lavorate, oppure di diserbanti in post-emergenza, per contenere adeguatamente le malerbe che potranno germinare in seguito. Su terreni estremamente pesanti o compatti, tale tecnica potrebbe non essere la più adeguata; similmente nel caso in cui vi sia la necessità di interrare grandi quantità di reflui zootecnici. Inoltre, in presenza di abbondanti residui colturali è necessario intervenire con dischi estremamente efficienti, per evitare indesiderati intasamenti e difficoltà nell’apertura delle strisce. Un altro aspetto da considerare attentamente riguarda il profilo dell’appezzamento: se sono presenti ormaie profonde lasciate in precedenza dalle macchine da raccolta, la lavorazione con lo strip-tiller non è indicata, sia per il pesante compattamento che tali zone possono aver subito, sia per il notevole dislivello esistente tra le ormaie e il resto del campo. Tale inconveniente può essere contenuto equipaggiando le macchine da raccolta con pneumatici larghi e a bassa pressione, che massimizzando l’impronta riducono la pressione localizzata sul suolo. Inoltre, dal punto di vista agronomico può essere una buona idea seminare ibridi a ciclo colturale precoce, in modo da poter raccogliere in condizioni climatiche asciutte e con adeguata portanza del terreno. Infine, occorre tenere conto dell’investimento economico iniziale da sostenere, sia per l’acquisto di macchine così specializzate, sia per dotare i trattori di sistemi di guida semi-automatica con GPS RTK, indispensabili per lavorare le stesse bande di anno in anno e per assicurare, nel caso di non contemporaneità tra lavorazione del terreno e semina, la corretta distribuzione dei semi lungo la banda.
Oltre agli interessanti vantaggi agronomici visti, l’adozione dello strip-tillage permette una riduzione di circa il 30-40% dei consumi energetici rispetto alle tecniche tradizionali. Anche in funzione della larghezza della banda, la riduzione effettiva della superficie lavorata può arrivare al 70%, con una netta riduzione dei tempi di lavoro e dei costi, a tutto vantaggio di una miglior tempestività di intervento e facendo anche fronte al meglio ad un andamento meteorologico sempre più problematico.
Grazie alla sua versatilità e alla capacità di ottimizzare tempo e fattori della produzione, lo strip-tillage può essere la soluzione ideale per quelle aziende agricole che puntano a coniugare efficienza produttiva e rispetto per l’ambiente.